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I Love Paris
Capitolo 1
Storia Scritta da Giovanna
Introduzione
L’aereo toccò il suolo francese alle 12.50 ora locale ed Allyson realizzò di avercela fatta. Finalmente era a Parigi e dopo tante sofferenze avrebbe potuto cominciare a realizzare il suo sogno. Fece un lungo respiro di sollievo e, mentre l’aereo si dirigeva al tunnel d’atterraggio, si concesse alcuni minuti per chiudere gli occhi e per rilassarsi. La sua ultima settimana a NewYork nn era stata affatto facile, ma anche la sua famiglia non lo era del resto e lei sapeva benissimo a cosa andava incontro quando aveva annunciato di volersi trasferire a Parigi per fare la modella. Suo padre, uno degli avvocati più famosi e più ricchi della città, voleva farla richiudere in qualche casa di cura mentre sua madre, sempre più restia a dirle quello che pensava davvero, aveva cercato di convincerla a ripensarci adducendo tutta una serie di motivazioni che andavano dalla delusione profonda che avrebbe procurato a suo padre alla sensazione di perdere il controllo su tutto..perchè sua madre era sempre stata così. Allyson era cresciuta nella sua ombra e ogni volta che cercava di esprimere se stessa, sua madre le ricordava quale era il suo ruolo all’interno della famiglia e per cosa era stata cresciuta ed educata. Allyson ricordava ancora benissimo gli occhi di suo padre, quando con fare deciso, gli aveva annunciato che questa volta avrebbe fatto di testa sua, e quella immagine di uomo deluso l’avrebbe accompagnata per sempre, ma tant’è….questa volta lei doveva seguire il suo istinto e se non sarebbe riuscita a fare nulla, sarebbe ritornata a casa come il figliol prodigo.
La soave voce della hostess che comunicava la fine del viaggio ed invitava i passeggeri a scendere dall’aero, la riscosse dai suoi pensieri e con una grinta fin troppo eccessiva, dopo le 5 ore e trenta di volo, Allyson si alzò, prese la sua luois vuitton e si mise in coda per scendere. Era emozionata, adesso..era eccitata e non vedeva l’ora di correre fuori e respirare l’aria di Parigi. Adesso più che mai non voleva abbandonarsi a cattivi pensieri e non voleva più concedersi scuse. Era li, aveva seguito il suo cuore e adesso doveva dimostrare a tutta la sua famiglia che era in grado di cavarsela da sola.
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Tara scese dal treno alle 13.00 in punto. Il viaggio era stato perfetto e perfino eccitante. Le avevano detto che passare nel tunnel della manica era bello, ma a lei era piaciuto davvero. La stazione centrale di Parigi brulicava di gente di tutte le razze e colori e ogni persona correva da un posto all’altro senza forse nemmeno sapere dove andare. Tara accennò un sorriso e si rilassò sospirando beata. Finalmente era riuscita a fare il grande passo. Aveva deciso di affrontare la grande avventura e non senza qualche rimpianto, ricordò suo padre, quando prima di morire, le aveva detto di fare sempre quello che il cuore le suggeriva e di non arrendersi mai anche quando tutto sembra perduto. Tara chiuse gli occhi per un attimo e si abbandonò al ricordo del suo meraviglioso padre, morto troppo giovane e troppo all’improvviso e del vuoto enorme che ogni volta le bucava il cuore e le faceva sentire un dolore insopportabile. Tutto gli ricordava suo padre e se adesso lei era li, lo doveva solo a lui e alla sua grande forza d’animo. Lui l’aveva spinta a buttarsi e sempre lui le aveva dato il coraggio di non pensarci e trasferirsi a Parigi per seguire il suo sogno e diventare una modella. Ricordava ancora quando aveva deciso e l’aveva confessato a sua madre e ricordava ancora così nitidamente il suo dolce sorriso e il forte abbraccio che le aveva dato e l’unica parola che le aveva sussurrato…..”vai figlia mia…segui il tuo cuore. Tuo padre sarebbe fiero di te”. Un grande uomo che aveva sposato una grande donna. Questo erano i suoi genitori e lei era fiera di essere loro figlia.
Tara si ridestò e dopo aver accennato un dolce sorriso con lo sguardo rivolto in cielo, afferrò la sua prada e le sue due valige e si diresse all’esterno della stazione. Senza difficoltà alcuna trovò un taxi e dopo un minuti vi era seduta dentro, pronta a cominciare la grande avventura.
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Laura uscì spossata dall’ennesimo e deludente casting fatto nella sua giovane vita. Il mondo della moda sapeva essere spietato e lei era determinata a fare la modella, ma alcune volte si faceva vincere dalla delusione e si chiedeva se era davvero quello che voleva fare. La sua famiglia non l’aveva mai ostacolata, anzi la spronava a non abbattersi, a non farsi vincere dalla delusione e a rialzarsi dopo ogni caduta, ma lei sapeva bene che era solo un numero, solo una ragazza in mezzo ad un oceano di altre ragazze che avevano la sua stessa ambizione e che forse erano migliori di lei. Ogni casting era come una guerra ad armi impari perché c’era la ragazza con più esperienza, quella che magari era giusta per quel particolare servizio e quella che aveva già un book perfetto e sfilate dietro le spalle. Lei cosa aveva? Nulla, se non la sua determinatezza e, a detta di tutti, una bellezza a cui non serviva nient’altro, ma questo non l’aiutava mai e non le dava mai la certezza di aver conquistato un piccolo traguardo per poi passare al successivo. Laura era fuori adesso e, in mezzo alla gente, che camminava e ai turisti, si sentì subito meglio. Forse il suo pessimismo era troppo esagerato ed il giorno dopo ci avrebbe riprovato, con la stessa determinazione di sempre e con la stessa voglia di raggiungere quel primo piccolo traguardo. Parigi era la città della moda e lei era fortunata a vivere lì e ad avere la sua famiglia vicino. Laura accennò un sorriso e con passo felpato cominciò a camminare per tornare a casa…, certa che il domani sarebbe stato migliore.
Parte 1
L’albergo era situato al centro di Parigi, e la strada era una delle più famose ed eleganti della città. Allyson scese dal taxi, pagò la corsa e poi, con le sue valige si diresse alla reception per fare il chek in. La stanza 205 sarebbe stata la sua casa finchè non avesse trovato un appartamento carino, magari da dividere con qualche altra ragazza e che le avrebbe permesso di sentirsi finalmente a casa e non più una turista. La doccia che fece fu estremamente ristoratrice e le lavò via tutta la stanchezza del viaggio e tutto lo stress accumulato in quella settimana da incubo. Adesso era davvero lucida e pronta per mettersi all’opera. Sulla scrivania trovò un bigliettino di benvenuto e una piccola guida tascabile della città. Certo era a Parigi, uno dei posti più eleganti del mondo e c’erano milioni di cose da vedere e da visitare. Forse doveva concedersi qualche giorno per visitare la città, i suoi monumenti, e poi mettersi alla ricerca di un appartamento. Allyson indossò una tuta e guardandosi allo specchio sorrise ironica. In quel momento non sembrava affatto una modella, anzi…ma oggi voleva concedersi la giornata, o quella parte che ne restava tutta per se. Si accorse che aveva fame, così afferrò la sua borsa, le chiavi della sua stanza e la guida tascabile ed uscì. Aveva fame, si sentiva bene e voleva vedere qualcosa di quella splendida città. Voleva tentare di cominciare a sentirsi a casa e qual’era il modo migliore per iniziare se non quello di uscire e mischiarsi a tutta la gente e ai parigini?
Tara giunse al piccolo albergo che aveva prenotato su internet e fu felicissima di vedere che non c’erano brutte sorprese e che la costruzione era identica a quella che aveva visto lei. Entrò nella piccola hall con le sue valige e subito un cameriere le venne incontro per aiutarla ed agevolarla affinchè lei provvedesse alla registrazione del suo nominativo. Tara era eccitata. Adorava Monmartre e anche se non era proprio al centro della città a lei non importava. Avrebbe preso la metropolitana per spostarsi, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato a stare a monmartre e a respirare l’aria intrisa di arte, cultura e tanto romanticismo. La stanza 104 affacciava sul “Sacro Cuore” e lei rimase almeno 10 minuti a contemplare quella chiesa così perfetta nello stile e così mastodontica che sembrava dominare tutta la zona circostante. Certo, lei avrebbe dovuto trovarsi un appartamento perché non poteva vivere per sempre in un albergo, ma avrebbe fatto in modo di trovarlo lì, in quella zona perfetta e in quel posto da favola. La stanza era in perfetto stile bohemienne parigino e Tara si innamorò immediatamente delle tende alle finestre, dei piccoli quadri che adornavano le pareti e del piccolo scrittoio situato di fronte al suo letto. Forse in un'altra vita aveva vissuto a Parigi perché si sentiva già a casa. La doccia la ritemprò dalle fatiche del viaggio e una volta indossato una gonna e una maglietta, decise di uscire e dirigersi immediatamente al sacro cuore. Moriva dalla voglia di visitarlo e poi avrebbe mangiato qualcosa e si sarebbe messa a cercare la sua nuova “casa”. Ancora una volta il pensiero corse a suo padre…..e con un misto di felicità e dispiacere, Tara gli gettò un bacio guardando al cielo e uscì dalla sua stanza, chiudendosi la porta alle sue spalle. La grande avventura poteva avere inizio.
Laura giunse a casa e sua madre era lì ad aspettarla come al solito. Tutte le volte che lei aveva un casting, sua madre disdiceva tutti i suoi impegni e si metteva ad attenderla per sapere subito come era andata. Anche oggi non sarebbe stato diverso dalle altre volte e anche oggi sua madre, l’avrebbe abbracciata, consolata e le avrebbe detto che sarebbe andata meglio la prossima volta perché lei è una ragazza stupenda e bisogna solo attendere il momento giusto. Laura l’abbracciò forte, come sempre, grata di avere una madre che non la facesse sentire mai a disagio, o inutile e poi si diresse in camera sua. Aveva voglia di riposare, poi di fare una doccia e come sempre, dopo ogni casting andato male, non aveva fame ed il suo stomaco si rifiutava persino di ingoiare liquidi. La sua stanza e la sua casa erano il suo rifugio privato. Quando le cose andavano male, o lei non si sentiva bene con se stessa, entrava nella sua stanza e subito si sentiva meglio. Tutto di quella stanza parlava di lei e della sua passione per la moda. Le foto di modelle famose appese alle pareti, copie di riviste glamour ordinate nella libreria e bozzetti di alcuni disegni di abiti fatti da lei, perché Laura amava indossare i vestiti, ma adorava anche disegnarli e anche quella era una passione che la spingeva sempre di più ad entrare nel campo della moda. Prima come modella e poi come una stilista affermata. Laura sorrise ironica e si buttò stancamente sul letto. Non fece in tempo a riflettere sulla giornata o a pensare a qualsiasi altra cosa perché crollò in un sonno profondo. Un sonno popolato di bellissimi sogni.
Camminare per le vie di Parigi era come lo aveva sempre immaginato. Quella città trasudava bellezza, eleganza, romanticismo e tanta arte e cultura. Allyson stava immobile a guardare con la testa all’insù, l’imponente tour eiffel e non riusciva a staccarne lo sguardo. Era davvero perfetta ed unica nel suo genere e pensare che quando l’avevano costruita ai parigini non piaceva. La ragazza sorrise estasiata e poi decise di riprendere il suo cammino. C’era ancora qualcosa che voleva vedere e anche se la stanchezza della giornata cominciava a farsi sentire, lei era determinata a raggiungere l’arco di trionfo a piedi. Voleva sentirsi a casa, voleva assaporare i piccoli e grandi piaceri di quella meravigliosa città e voleva provare a sentirsi una parigina. Il tragitto era abbastanza lungo a piedi, così Allyson ringraziò il suo intuito che le aveva suggerito di indossare scarpe da ginnastica e riprese a camminare con nuova forza. Ogni passo una cosa diversa, ogni angolo un panorama diverso e poi i palazzi di Parigi. Erano così belli, così perfetti da risultare unici nel loro genere. Allyson sorrise felice. Aveva preso la decisione giusta. Aveva sfidato le ire della sua famiglia e non se ne pentiva affatto. Lei non sapeva cosa le avrebbe riservato il domani, ma adesso era felice. Felice e libera come non si era mai sentita e questo bastava a darle la carica e la giusta fiducia per quello che sarebbe accaduto in futuro.
Tara era esausta. Arrivare fino al sacro cuore e fare tutti quegli scalini era stata dura, ma il panorama che si gustava dal belvedere era ineguagliabile ed era stupendo. Tutto era fantastico a Parigi e anche se aveva il fiatone e sapeva di essere fuori allenamento era felice. Felice per la prima volta da quando suo padre era morto. Si sentiva bene, amava quel luogo e lo sentiva già come la sua casa. Parigi l’aveva accolta a braccia aperte e lei era al settimo cielo. La ragazza si sedette su una panchina e prese la sua baguette. Aveva una fame da lupo, non mangiava da quella mattina e adesso al diavolo la dieta. Addentò il suo panino e lo trovò squisito. Aveva sentito parlare delle famose baguette parigine, ma la loro fama era assolutamente inferiore al loro sapore e non gli rendeva giustizia. Quella pausa l’aiutò a riflettere sul da farsi. Doveva cercare un appartamento, perché non voleva vivere in albergo. Voleva sentirsi a tutti gli effetti a casa e gli alberghi sono freddi, impersonali e non te lo permettono. Tara sospirò, ingoiando l’ultimo boccone e guardandosi intorno. Non sarebbe stato facile trovare quello che cercava. I soldi non erano un problema, ma sarebbe stata capace di adattarsi? Sarebbe riuscita a trovare quello che sognava? La ragazza, accennò un piccolo sorriso, si alzò in piedi e dopo aver buttato l’involucro della baguette in un cestino, si incamminò in fretta e cominciò a scendere i gradini ad uno ad uno. Era inutile rimuginare, ed era impossibile prevedere cosa sarebbe accaduto. Doveva solo darsi da fare e cercare il meglio che Parigi poteva offrirle. Tara sorrise. Si sentiva fiduciosa. Parigi non l’avrebbe delusa.
La sera era scesa sulla città, conferendogli un aria ancora più magica e perfetta. Allyson rientrò nella sua stanza d’albergo esausta. Nei suoi occhi scorreva ancora l’immagine perfetta dell’arco di trionfo che dominava tutti gli champs elysees fino a perdersi. Era tutto perfetto. Tutto troppo perfetto. La ragazza si buttò stancamente sul letto, poi prese un quaderno che stava appoggiato sul comodino e lo aprì. In quelle pagine c’era una specie di diaro di bordo che aveva preparato prima di partire ed il programma delle cose che avrebbe dovuto fare. Allyson sospirò. Il giorno dopo avrebbe iniziato a cercare il suo appartamento e cosa ancora più importante avrebbe cominciato ad informarsi sui casting. A NewYork aveva fatto una ricerca abbastanza accurata delle agenzie di modelle presenti a Parigi e la migliore era l’Elite Model Management e non era nemmeno molto distante dal suo albergo. Doveva chiamare, chiedere un appuntamento e presentarsi per il provino. La ragazza sorrise ironica. Lei non era certo una modella professionista ed il suo book si riduceva a tre o quattro scatti che era riuscita a fare a NewYork grazie alle conoscenze di una sua amica. Questo forse non le sarebbe servito, ma doveva tentare. In fondo era venuta lì apposta e adesso non doveva farsi scoraggiare. Avrebbe incontrato moltissimi ostacoli, lei lo sapeva, ma l’importante era continuare, superarli e andare avanti. La luna illuminava la sua stanza e Allyson guardò l’orologio. Erano le 21.30. Non era molto tardi e probabilmente la città era piena di vita, di gente e di turisti, ma lei era stanca. Stanca della giornata trascorsa e stanca della settimana che si era lasciata alle spalle. Si addormentò vestita senza neanche accorgersene e si lasciò cullare dalla luna parigina, abbandonandosi ad un sonno profondo e privo di sogni.
Tara entrò nella sua stanza esausta. La giornata era volata e adesso cominciava a sentire tutta la stanchezza accumulata con il viaggio. La sua stanza era così calda e accogliente e la ragazza sorrise. Non era stata molto fortunata ma aveva avuto così poco tempo che non poteva rimproverarsi di non aver già trovato una casa. Il quartiere di Monmartre era abbastanza grande e lei non aveva avuto tempo di guardarlo tutto e di perdersi nel dedalo di viuzze caratteristiche. Quel pomeriggio era servito per ambientarsi e per cominciare a scoprire piano piano la città e quello che aveva visto, quel poco che aveva visto, l’aveva incantata e le aveva aperto il cuore. Parigi era la sua città. Adesso lo sapeva. Tara andò in bagno a farsi una doccia e quando ne uscì, vestita solo dell’accappatoio, si distese sul letto, accese la lampada sul suo comodino e prese un libro che aveva poggiato sul comodino prima di uscire. All’interno c’erano dei fogli sparsi e alcuni elenchi di appartamenti che venivano affittati nella zona di Monmartre. Ne erano tanti da vedere, ma lei andava sempre ad intuito e grazie a questo ne scartò già più della metà. Alla fine ne rimasero soltanto due e la ragazza sorrise. Due erano facili da vedere, anche la mattina successiva e adesso sperava solo di essere così fortunata da prenderne almeno uno. I prezzi erano abbastanza a portata di mano e dalle foto sembravano davvero carini. Come piacevano a lei. Da fuori proveniva una musica tipicamente francese e Tara chiuse gli occhi lasciandosi cullare da quella melodia. Quante volte aveva sognato ed immaginato quel momento? Adesso lo stava vivendo e doveva gustarselo appieno. Niente doveva rovinare quell’idillio perfetto. La luna, la musica e i profumi della città l’accompagnarono nel suo sonno e quella notte la ragazza sognò suo padre. Erano insieme e camminavano per le vie di Parigi. Suo padre era felice e le diceva di essere fiero di lei.